mercoledì, gennaio 18

De Falco, ma quale eroe

Davvero non posso accodarmi a questo paese che si dibatte tra pigrizia e spirito forcaiolo in modo schizoide e non posso accettare che mi si proponga una versione manichea per cui tutto il male si incarna nella persona di Schettino e tutto il bene nella persona di De Falco, quest'ultimo è stato addirittura indicato come modello dell'Italia che vorremmo. Beato il paese che non ha bisogno di eroi è una frase trita ma il senso rimane. Stiamo esaltando una preziosissima ora persa per dare ordini perentori e concitati ma assolutamente sganciati dalla realtà, un' "ammuina" degna della migliore tradizione della marina borbonica, spettacolare sicuramente (De Falco lo dice quasi tradendosi: questa telefonata la sto registrando) ma inutile. Sarebbe stato più concreto capire rapidamente che Schettino era ormai inaffidabile, che bisognava abbandonarlo al suo destino di codardia e al successivo processo penale invece che tentare di imporgli un irrealistico ritorno a bordo e di chiedergli di contare, classificare le persone ancora sulla nave. Saper decidere non è urlare "cazzo" oppure "qui adesso comando io" ma piuttosto identificare le soluzioni migliori e muoversi con rapidità. Mi torna in mente, ed è un ricordo indelebile, una regata di Coppa America durante uno sciopero dei giornalisti, in assenza di telecronaca era possibile ascoltare l'audio in presa diretta dalle barche che erano New Zeland e l'italiana Luna Rossa. Ogni singolo secondo, ogni minima manovra sullo scafo italiano erano caratterizzate da urla, chiacchiere, ordini, bestemmie e "cazzo" e "ascolta me che è meglio" e "vai così" e "che cazzo fai". Sulla barca neo-zelandese sembrava invece regnare la calma più assoluta, all'inizio di ogni manovra si sentiva solo ed esclusivamente la voce dello Skipper che diceva soltanto le parole necessarie: non una di più, non una di meno, tono pacato, sguardo concentratissimo. Il risultato fu netto, la barca italiana perse tutte e cinque le regate con distacchi abbissali. Ecco permettetemi di dire che è questa l'Italia che vorrei, ma probabilmente sto parlando di un'utopia.

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