
Mi sono trovato una sera, durante questo periodo di follia collettiva comunemente definito sotto il nome di vacanze di natale, in un locale a Palermo, in Via Velasquez, praticamente sotto l’ufficio in cui ho lavorato per due anni. Ho provato a fare una riflessione, ho provato a spiegare a mia moglie in modo confuso i miei pensieri ma non ci sono riuscito, troppe variabili da poter essere controllate in una narrazione orale. Ora, ritorniamo indietro a quel periodo che è andato tra la metà de 1998 e il settembre del 2000. Siamo a Palermo, il contesto è importante, lavoro per una azienda “seria” e affidabile, poco stress e “porcherie” locali, in ufficio siamo in due, ho un contratto a tempo indeterminato, elemento che nella mia città natale trovi ormai ogni 200/250 intervistati di un ipotetico campione statistico. Lo stipendio è buono, ho praticamente a disposizione un’auto aziendale. Il lavoro è interessante perchè legato alle nuove tecnologie (i navigatori satellitari sono ancora in fase pionieristica), nessuna relazione col pubblico, quando il mio unico collega è in ferie vado in ufficio in bermuda e mi tolgo le scarpe, mentre comunico con mezzo mondo. Contesto internazionale, viaggi, non manca nulla, neppure la stabilità, eterna piaga panormita, l’ufficio rimarrà ancora lì dopo 12 anni con la sua targhetta in ottone un pò ossidato tirata fuori da me da un plico DHL e montata davanti al portone con le mie mani. Dal punto di vista personale le cose sono perfette: faccio per un pò il single di lusso, a casa con mamma e papà, con solida realtà lavorativa a 4 Km da casa, uno sballo. Subito dopo faccio un passo in avanti, o quantomeno un passo tipico di queste progressioni: relazione sentimentale con proiezione sul futuro, detto in linguaggio crudo e tecnocratico: stabilità sessuale sul breve e medio periodo.
Cosa, ad un certo punto, nel marzo-aprile del 2000 in un umida camera d’albergo della Perla Jonica mi fa decidere di scendere nella stanza delle cabine telefoniche per contattare un’infernale multinazionale con sede a Milano per mollare tutto e rapidamente far esplodere quell’equilibrio? Ancora adesso è difficile argomentare seguendo i canoni di una razionalità comune, tante persone arrivano alla tomba per inseguire il sogno di una stabilità di quel tipo. Ecco forse proprio la “tomba” è la chiave di volta. Cosa avrei fatto io, reiterando quella stabilità negli anni, come sarei stato dopo 12 anni di quella perfezione? Più vecchio fisicamente, ne sono sicuro, anziano già nel volto, “piegato” più che “im-piegato”. Un mansueto uomo borghese che anno dopo anno, natale dopo natale, estate dopo estate, avrebbe atteso la pensione e poi dopo, o prima, in caso sfortunato, avrebbe atteso quel mal di testa o di pancia, quel formicolio o quel bruciore che gli avrebbero annunciato il suo normalissimo cancro o infarto e arrivederci a tutti. Non voglio raccontare che adesso scalo i ghiacciai o faccio le traversate atlantiche, sono anzi in una situazione di stabilità ancora più lunga e solida di quella precedente e ne sono contento, però ho avuto un situazione B, ho sperimentato il trauma. Ho imparato che in ogni azione, anche banale, della vita quotidiana, esiste una infinitesimale sequenza di stati intermedi (metacosmi li avrebbe chiamati Lucrezio) che rappresentano singolarmente universi di possibilità, il continuum: soggetto, oggetto, azione è solo una semplificazione di un osservatore esterno, un pannicello caldo newtoniano in un inferno quantistico e incontrollabile. L’importante è non introiettare questa visione ed applicarla a se stessi, perchè allora si che i capelli imbiancano senza tregua. Ecco anche perchè non sono proprio la persona giusta con cui sedersi al tavolino di un bar e fare tutti quei discorsi intrisi di nostalgia, di clima, di cibo buono, di una presunto eldorado di allegria che io non vedo o di tutti quei piagnistei sul “siamo lontani”. Se ancora continuate a chiedermi, come va il lavoro, come ti trovi a Milano e con i Milanesi, davvero di me non avete capito ancora nulla, ne di me ne dei miei metacosmi infiniti ed infinitesimali.

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