Non so chi sia il regista del programma televisivo Ballarò, nell’ultima puntata però ha avuto un lampo, un’intuizione, un tempismo geniale. Mi piace credere così e non ad un colpo di fortuna. É riuscito a mandare un primo piano istantaneo di un ragazza del pubblico, età tra i 25 e i 30, livello sociale e di istruzione medio alti, almeno guardando alla pura apparenza, nell’attimo di una precisa, definita manovra di mimica facciale. Come in molte trasmissioni televisive di questi tempi si parlava degli scandali sessuali legati alla politica, e per ragioni televisive, si facevano dei ragionamenti induttivi sul ruolo della donna nella vita di oggi per ricavarne una favola morale. Troppo riduttivo ricondurre la condizione femminile alla proiezione su tutta la società delle strategie del Satrapo, le donne sono molto meglio in tantissimi casi e molto peggio in tantissime altre situazione, ma sto divagando. Il punto è la mimica facciale istantanea e perfetta. Si trovava a parlare la filosofa Michela Marzano che con il suo abituale potere affabulatorio riusciva a catturare l’attenzione di tutti, anche della ragazza in oggetto, un enorme talento visto, che filosofA in Prime Time è qualcosa di impossibile dal punto di vista probabilistico e sconsigliato dal bon-ton dell’intrattenimento televisivo. Un talento così grande non le ha impedito di scivolare nella citazione di un nome proibito, televisivamente indigeribile, presa dal discorso ad un certo punto affermava: “Come disse Kant....” Alla parola Kant, il regista con grande prontezza staccava sulla ragazza che inarcava il sopracciglio, tendeva il volto per poi rilasciarlo in un mezzo sorriso beffardo all’ingiù. E dire che la citazione era piuttosto banale, diceva più o meno: “Per le cose c’è un prezzo, per gli uomini c’è una dignità”, puro buon senso da oratorio, ma il nome Kant era imperdonabile. La faccia della ragazza esprimeva da una parte l’istintivo digusto per la cultura, l’approfondimento, la sfida intellettuale che connota in Italia l’essere una persona “perbene” dall’altro quel tipico atteggiamento autodenigratorio che sostanzialmente dice: abbiamo buone idee ma dobbiamo esprimerle in modo peggiore. In quei microsecondi di espressione facciale la ragazza in fondo diceva: “Cara Michela, sei molto intelligente, ed io potrei anche essere d’accordo con le tue posizione, ma cavolo, non puoi venire qui e parlare di Kant, la gente non capisce, la gente ha bisogno di risposte concrete” . E chissà che il colpo di genio del regista non sia stato in realtà la stessa reazione: “Non posso più inquadrare una che in TV si permette di pronunciare la parola Kant, devo staccare la camera da lei e dare voce alla gente, al pubblico sovrano che sicuramente, immancabilmente, la sanzionerà”venerdì, settembre 23
Il Genio in Regia
Non so chi sia il regista del programma televisivo Ballarò, nell’ultima puntata però ha avuto un lampo, un’intuizione, un tempismo geniale. Mi piace credere così e non ad un colpo di fortuna. É riuscito a mandare un primo piano istantaneo di un ragazza del pubblico, età tra i 25 e i 30, livello sociale e di istruzione medio alti, almeno guardando alla pura apparenza, nell’attimo di una precisa, definita manovra di mimica facciale. Come in molte trasmissioni televisive di questi tempi si parlava degli scandali sessuali legati alla politica, e per ragioni televisive, si facevano dei ragionamenti induttivi sul ruolo della donna nella vita di oggi per ricavarne una favola morale. Troppo riduttivo ricondurre la condizione femminile alla proiezione su tutta la società delle strategie del Satrapo, le donne sono molto meglio in tantissimi casi e molto peggio in tantissime altre situazione, ma sto divagando. Il punto è la mimica facciale istantanea e perfetta. Si trovava a parlare la filosofa Michela Marzano che con il suo abituale potere affabulatorio riusciva a catturare l’attenzione di tutti, anche della ragazza in oggetto, un enorme talento visto, che filosofA in Prime Time è qualcosa di impossibile dal punto di vista probabilistico e sconsigliato dal bon-ton dell’intrattenimento televisivo. Un talento così grande non le ha impedito di scivolare nella citazione di un nome proibito, televisivamente indigeribile, presa dal discorso ad un certo punto affermava: “Come disse Kant....” Alla parola Kant, il regista con grande prontezza staccava sulla ragazza che inarcava il sopracciglio, tendeva il volto per poi rilasciarlo in un mezzo sorriso beffardo all’ingiù. E dire che la citazione era piuttosto banale, diceva più o meno: “Per le cose c’è un prezzo, per gli uomini c’è una dignità”, puro buon senso da oratorio, ma il nome Kant era imperdonabile. La faccia della ragazza esprimeva da una parte l’istintivo digusto per la cultura, l’approfondimento, la sfida intellettuale che connota in Italia l’essere una persona “perbene” dall’altro quel tipico atteggiamento autodenigratorio che sostanzialmente dice: abbiamo buone idee ma dobbiamo esprimerle in modo peggiore. In quei microsecondi di espressione facciale la ragazza in fondo diceva: “Cara Michela, sei molto intelligente, ed io potrei anche essere d’accordo con le tue posizione, ma cavolo, non puoi venire qui e parlare di Kant, la gente non capisce, la gente ha bisogno di risposte concrete” . E chissà che il colpo di genio del regista non sia stato in realtà la stessa reazione: “Non posso più inquadrare una che in TV si permette di pronunciare la parola Kant, devo staccare la camera da lei e dare voce alla gente, al pubblico sovrano che sicuramente, immancabilmente, la sanzionerà”
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