Non avevo mai provato un particolare entusiasmo per DFW per l’usuale repulsione verso gli autori di culto e fortemente sospinti dai media, avevo letto qualche anno fa “Considera l’Aragosta” senza grande trasporto e giudicandolo un libro troppo “americano”. Poco tempo dopo, la notizia del suo suicidio mi lasciò alquanto sorpreso perchè gli affibbiavo erronemante l’etichetta dell’autore umoristico e di successo e del tutto aproblematico. Tutto questo finchè non sono incappato in “Oblio” sospinto dagli articoli comparativi con il best seller Libertà di Frenzen (di cui DFW rappresenta gli antipodi) e ho capito: DFW era un genio e il suo suicidio è più che spiegabile: è impossibile sopravvivere ad un intelletto così smisuratamente analitico e potente. Come diceva Leopardi nel “Canto notturno di un pastore errante dell'Asia”: “E un fastidio m’ingombra:La mente” o come direbbe lo stesso Wallace in una frase di Oblio: “La coscienza è l’incubo della natura” cioè, chi ha coscienza non riesce a vivere, o meglio non può vivere nel mondo odierno. Leggere Oblio è un’esperienza complessa, forse simile alla lettura di alcuni scritti di Borges, con continue tentazioni di abbandono e pagine su cui si rimane bloccati per delle ore, ma se si riesce ad andare fino in fondo e non essere infastiditi dalla pedanteria dell’autore in ogni campo dello scibile umano, si può provare l’inebriante esperienza della letteratura cone dimensione totale dell’esistere. Quella letteratura, che come nel primo racconto del libro, riesce a parlarti di verità universali desrcivendoti un Focus Group per il Marketing di una merendina ricoperta al cioccolato o quella che ti fa capire che il romanzo è solo una delle possibili forme di espressione letteraria.
Tutti i personaggi del libro sono la chiave di lettura dell’esistenza moderna tutta tesa nell’essere altro nel ritagliarsi uno spazio in un meccanismo di inautenticità che divora tutto. O come direbbe il protagonista del meraviglioso racconto Caro Vecchio Neon: “Per tutta la vita sono stato un impostore. E non esagero. Ho praticamente passato tutto il mio tempo a creare un’immagine di me da offrire agli altri. Più che altro per piacere o per essere ammirato. Forse è un po’ più complicato di così. Ma se andiamo a stringere il succo è quello: piacere, essere amati. Ammirati, approvati, applauditi, fa’ un po’ tu. Ci siamo capiti

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